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23
2010

Nine: sintesi difettosa di un sogno italiano

alt Di: Barbara Guarino – redazione CineTVMania.com

E’ notorio che le buone intenzioni non sono seguite necessariamente da buoni risultati, così come chi scherza troppo col fuoco spesso può rischiare di bruciarsi.

Ma questo a Rob Marshall deve essere proprio sfuggito. Si, perché il suo Nine, che almeno in teoria vuol essere un omaggio e non un remake del capolavoro di Fellini 8 e ½, di fatto presenta invece un’analisi alquanto sbiadita della ben più complessa e affascinante visionarietà onirica del regista riminese.

In Nine, ritroviamo stessa struttura narrativa, personaggi, nomi, epoca storica (gli anni ’60) e “location” (l’Italia) dell’opera felliniana. Ma il sogno, l’immaginazione, il flusso della coscienza e i suoi fantasmi dove sono andati a finire? Inevitabilmente e banalmente diluiti, per non dire persi, nella spettacolare esplosione di musica e coreografie di un musical confezionato in perfetto stile broadwayano, ma attorno al quale ruotano un po’ mestamente l’intreccio delle curiose vicende, le numerose donne del protagonista e le sue contrastanti proiezioni interiori.

Dopo aver sfiorato l’Oscar alla regia per il già pluripremiato Chicago, Marshall avrà forse pensato di riuscire finalmente a conquistarlo con il suo ultimo film. In realtà, lontano dal bissare i successi di pubblico e vendita dell’illustre predecessore, Nine è destinato ad essere ricordato principalmente per il suo sfolgorante cast ricchissimo di star d’eccezione come Daniel Day-Lewis, Penelope Cruz, Nicole Kidman e Sophia Loren che con impegno cercano di risollevare almeno in parte le sorti del film (e dello stesso Marshall).

Chi vi riesce meglio però è sicuramente Lewis dando un certo spessore al proprio personaggio e alle sue frustrazioni. Il protagonista, Guido Contini, è infatti una figura molto complessa: non solo un regista sull’orlo di una profonda crisi esistenziale e creativa, ma anche un uomo sotto pressione, rincorso ogni giorno da visioni, ricordi, ansie che affollano e confondono la sua mente in una continua alternanza tra realtà e finzione e che lo portano a fuggire in cerca di libertà e solitudine. Solo lontano da tutto riuscirà a riconciliarsi con se stesso e con le donne della sua vita, e a ritrovare il suo equilibrio.

A parte qualche interpretazione azzeccata dunque, il film rimane deludente per impostazione e struttura. In più, trattandosi di un musical, risulta ancor più grave dover notare che nemmeno i brani riescono ad essere poi di così forte impatto.

Tirando le somme, più che rappresentare un mondo di sogno, Nine sembra davvero rappresentare più che altro un mondo di delusione.

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